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Distribuzione e controllo: la moneta non è uguale per tutti

Nel sistema fiat la nuova moneta non entra nell'economia nello stesso momento per tutti e l'accesso al denaro dipende da intermediari, credito e autorizzazioni. Capire distribuzione e controllo aiuta a leggere inflazione, potere d'acquisto e fragilità del risparmio.

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Nel corso del Novecento gli individui persero progressivamente il diritto di scegliere con quale strumento preservare il valore dei propri risparmi. Quando la convertibilità in oro fu negata ai cittadini, la moneta fiat ne prese il posto: non perché si fosse dimostrata uno strumento migliore, ma perché lo Stato ne impose l’uso.

Nel 1944, con gli accordi di Bretton Woods, il sistema monetario internazionale venne accentrato attorno al dollaro: le altre valute furono legate alla moneta statunitense, che rimase l’unica convertibile in oro da parte di governi e banche centrali estere. I dollari divennero così la loro riserva di valore.

Nel 1971 gli Stati Uniti spezzarono anche l’ultimo legame tra il dollaro e l’oro. I governi e le banche centrali non poterono più esercitare il diritto di conversione e rimasero così ancorati al dollaro anziché all’oro. La decisione americana investì così l’intero ordine monetario internazionale e la moneta americana, di fatto, si sostituì all’oro in tutte le sue funzioni con il grosso problema di non possedere nessuna delle proprietà e delle caratteristiche che avevano reso l’oro, nel corso dei millenni, lo strumento eccelso per l’umanità. Non fu una decisione condivisa, discussa e accettata tra i membri di Bretton Woods: fu un’imposizione di potere unilaterale. Nacque il fiat standard.

Il sistema fiat ha un centro e una periferia. Al centro si trovano le banche centrali, che creano la base monetaria e stabiliscono le condizioni della liquidità. Le banche commerciali operano a contatto con questo centro: detengono riserve presso la banca centrale e, quando concedono prestiti, creano la maggior parte della moneta usata ogni giorno.

Attorno a questi canali operano governi, mercati finanziari, grandi imprese e soggetti che dispongono di redditi o patrimoni da offrire in garanzia. Più lontano si trovano coloro che dipendono soprattutto da uno stipendio, da una pensione o dai risparmi accumulati. Il meccanismo di distribuzione della moneta fiat inevitabilmente favorisce i primi, i più vicini al centro, quelli a cui vengono riconosciute più garanzie.

Distribuzione e disparità

Quando una banca centrale fornisce liquidità o acquista titoli, non distribuisce la nuova moneta tra tutti i cittadini. La nuova moneta viene consegnata alle banche, agli intermediari e ai soggetti ammessi a quelle operazioni. Quando una banca commerciale concede un prestito, non utilizza denaro prelevato da un deposito già esistente: accredita la somma sul conto del debitore e crea un nuovo deposito.

Il meccanismo di distribuzione della moneta fiat favorisce chi è più vicino al centro e chi può offrire garanzie. I primi ricevitori possono usare quella moneta prima che i prezzi ne abbiano assorbito l’effetto. Acquistano titoli, immobili, materie prime, servizi o altre imprese mentre i prezzi sono ancora bassi. Poi il denaro passa ai venditori, viene speso di nuovo e si allontana dal punto in cui è stato creato.

Quando la nuova moneta raggiunge le fasce più lontane dal centro attraverso stipendi, pensioni e consumi, una parte dei suoi effetti si è già prodotta. I prezzi degli asset e dei beni sui quali si sono concentrati i primi acquisti sono aumentati, mentre redditi e risparmi non hanno ancora recuperato la perdita. Chi riceve la moneta per ultimo dispone quindi di un potere d’acquisto inferiore a quello esercitato dai primi ricevitori. Questo è l’effetto Cantillon: la nuova moneta passa attraverso la gerarchia del sistema e, mentre i prezzi si adeguano, chi si trova più in basso continua a usare redditi e risparmi precedenti per acquistare beni diventati più costosi.

La banca centrale consolida il proprio ruolo al vertice perché determina le condizioni monetarie e sceglie le attività da acquistare. Le banche commerciali creano credito, selezionano i debitori e incassano gli interessi. I grandi debitori e gli operatori finanziari dispongono prima degli altri della nuova liquidità; chi possiede le attività acquistate vede aumentarne il prezzo e può usare quel patrimonio come garanzia per ottenere altro credito. Nelle fasce più basse avviene il movimento opposto: salari e pensioni vengono aggiornati dopo l’aumento dei prezzi, spesso solo in parte, mentre i risparmi liquidi non si rivalutano affatto. Il risultato è un trasferimento di potere d’acquisto dal basso verso l’alto, e l’inflazione ne è la parte più visibile.

Non le tue regole, non i tuoi soldi

La disparità non riguarda solo chi riceve per primo la nuova moneta. Riguarda anche chi può usare il denaro che già possiede.

Il Global Findex 2025 della Banca Mondiale indica che circa 1,3 miliardi di adulti non hanno accesso a un conto bancario. Ma anche chi ne possiede uno non controlla pienamente il denaro depositato. Il saldo dipende dall’operatività della banca, dalle reti di pagamento e dalle decisioni delle autorità.

Durante la crisi del debito greco del 2015, le banche rimasero chiuse per settimane e i prelievi furono limitati a 60 euro al giorno. A Cipro, nel 2013, una parte dei depositi non garantiti superiori a 100.000 euro fu convertita in azioni per ricapitalizzare Bank of Cyprus. Anche in Italia, nel 1992, il governo applicò senza preavviso un’imposta straordinaria del 6 per mille sui saldi dei conti correnti e dei depositi bancari e postali. Sono misure diverse, ma mostrano lo stesso limite: il denaro depositato presso un intermediario resta sottoposto a decisioni esterne che possono limitarne l’accesso o ridurne direttamente l’ammontare.

Il debanking come strumento di esclusione

Il debanking riguarda invece singole persone, organizzazioni o categorie di clienti. Una banca può rifiutare l’apertura di un conto, chiuderne uno esistente o limitarne l’operatività. Il denaro non viene necessariamente confiscato, ma diventa difficile ricevere uno stipendio, pagare, incassare compensi, raccogliere fondi o ricevere aiuti.

In questi casi il debanking può trasformarsi in un mezzo di pressione politica e civile. Frédéric Baldan, che ha portato in tribunale il caso Pfizergate, ha denunciato la chiusura dei propri conti e l’impossibilità di ricevere pagamenti e donazioni. Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, dopo l’inserimento nella lista finanziaria dell’OFAC statunitense è diventata un soggetto rischioso per banche e intermediari anche fuori dagli Stati Uniti. In Germania, il giornalista Hüseyin Doğru ha denunciato il congelamento dei propri conti, mentre in Italia Visione TV ha visto chiudere il proprio rapporto bancario senza una motivazione specifica resa pubblica.

Quando l’accesso al denaro può essere revocato senza una condanna penale, il sistema finanziario smette di essere una semplice infrastruttura di pagamento e diventa uno strumento di controllo. Chi non può ricevere uno stipendio, incassare compensi o raccogliere donazioni perde i mezzi con cui lavora e si difende. Anche la libertà di espressione ne risente: informare, pubblicare e sostenere una causa dipende dalla possibilità di essere pagati per farlo. E dove i pagamenti passano ormai per conti e carte, l’esclusione bancaria arriva a toccare i beni di prima necessità: l’affitto, la spesa, le bollette, le cure. Un intermediario privato o un’autorità possono così comprimere diritti che nessun tribunale ha revocato.

Da mezzo di scambio a leva di potere

Nei primi due capitoli il problema è stato osservato dal lato del risparmio: risparmiare significa conservare nel tempo il valore del proprio lavoro, ma quel valore dipende dalla moneta in cui viene custodito e dal sistema che la crea, la distribuisce e la controlla. Questo capitolo ha mostrato come funziona quel sistema.

È un sistema sbilanciato verso l’alto. L’emissione e la distribuzione della nuova moneta favoriscono chi occupa la parte alta della gerarchia, mentre la perdita di valore ricade su chi sta più in basso. E quando serve, lo stesso sistema si chiude: limita i prelievi, blocca i conti, esclude cittadini e intere popolazioni dall’accesso ai propri risparmi. Il controllo che governa la distribuzione può trasformarsi in repressione, ritorsione e intimidazione verso singole persone.

Così la moneta perde la sua funzione primaria: non è più soltanto un mezzo per conservare e scambiare valore, ma un mezzo politico, una leva di potere su chi la usa.

Nel 2008 il sistema barcolla, ma si autoalimenta salvandosi e portando con sé ripercussioni misurabili su scala globale. Le istituzioni al centro del sistema finanziario avevano accumulato rischi enormi. Quando quei rischi sono esplosi, molte di quelle istituzioni sono state salvate e finanziate con nuovo credito, nuova moneta e nuove garanzie. Le famiglie e i lavoratori hanno assorbito le conseguenze di questo salvataggio. Il sistema è rimasto in piedi a caro prezzo.

Pochi mesi dopo, Bitcoin è stato avviato con un messaggio inciso nel suo primo blocco.

È il tema del prossimo capitolo: 2008 e la nascita di Bitcoin.

Test del capitolo

5 domande su quello che hai appena letto: tocca una domanda per aprirla. Le risposte sono tutte nel capitolo: se una non torna, il riscontro ti dice dove rileggere.

  1. Da dove arriva il denaro che una banca commerciale presta?