Nel capitolo precedente abbiamo visto che il problema monetario non riguarda soltanto la capacità di conservare potere d’acquisto. Riguarda chi controlla l’emissione della moneta e le sue regole, chi può modificarle e quale possibilità rimane al cittadino di verificare e scegliere lo strumento con cui proteggere i propri risparmi. Per capire come questo rapporto sia cambiato, bisogna guardare al progressivo abbandono dell’oro nel corso del Novecento.
Per secoli l’oro aveva imposto a banche e governi un limite che non dipendeva dalla loro volontà. Le banche potevano emettere certificati per una quantità d’oro superiore a quella custodita nei depositi, contando sul fatto che i clienti non ne avrebbero chiesto tutti insieme la conversione: è il meccanismo della riserva frazionaria. Se le richieste superavano le riserve, dovevano procurarsi altro oro, sospendere la conversione oppure fallire. Potevano moltiplicare i certificati, non l’oro necessario a convertirli.
La quantità d’oro disponibile non poteva essere aumentata per decreto. Cercarlo ed estrarlo richiedeva lavoro, energia e tempo. Questa scarsità ne ha sostenuto per millenni l’uso come moneta e riserva di valore.
Nel Novecento quel limite venne rimosso in tre passaggi. Nel 1933 il diritto di convertire la moneta in oro fu sottratto ai cittadini americani. Nel 1944 rimase disponibile soltanto per governi e banche centrali estere, dentro un ordine monetario costruito attorno al dollaro come unica valuta convertibile in oro. Nel 1971 gli Stati Uniti cancellarono anche quest’ultima possibilità. Il sistema monetario non ebbe più alcun legame operativo con un bene fisicamente scarso: si aprì la strada al sistema fiat, fondato su monete emesse dall’autorità e imposte al sistema economico.
1933: Roosevelt confisca l’oro ai cittadini
Nel 1933 gli Stati Uniti erano nel pieno della Grande Depressione. Il sistema bancario era attraversato da fallimenti e corse agli sportelli: i depositanti cercavano di ritirare il proprio denaro e convertirlo in oro, ma le banche non possedevano abbastanza riserve per soddisfare tutte le richieste. Le richieste di conversione stavano portando al fallimento le banche che non possedevano oro sufficiente.
Il governo intervenne chiudendo temporaneamente gli istituti e fermando l’uscita del metallo. Il 5 aprile Franklin D. Roosevelt firmò l’Executive Order 6102, vietando l’accumulo privato di oro monetario e imponendo ai cittadini americani la consegna di monete, lingotti e certificati aurei in cambio di dollari al prezzo stabilito dallo Stato. Erano previste alcune eccezioni per piccole quantità, monete da collezione e usi professionali o industriali, ma queste non cambiavano la sostanza del provvedimento: il cittadino perdeva il diritto di usare liberamente l’oro come moneta e di proteggersi dalla svalutazione del dollaro.
La consegna avvenne al prezzo ufficiale di 20,67 dollari per oncia. Nel gennaio 1934 il Gold Reserve Act trasferì al Tesoro la proprietà dell’oro monetario e, subito dopo, la Proclamation 2072 ne portò il prezzo ufficiale a 35 dollari per oncia. L’oro che i cittadini erano stati obbligati a consegnare veniva rivalutato di circa il 69,3%, mentre il dollaro ricevuto in cambio perdeva circa il 41% del proprio valore rispetto all’oro. Questo passaggio trasferì ricchezza dai cittadini al governo: lo Stato trattenne l’oro rivalutato, mentre ai cittadini rimasero i dollari svalutati.
Da quel momento i cittadini americani non poterono più usare liberamente l’oro come moneta né convertire i dollari in metallo. Lo Stato conservò le riserve auree e continuò a usarle per sostenere il dollaro nei rapporti internazionali. Il vincolo fisico rimase nel sistema, ma non fu più nelle mani dei cittadini.

1944: Bretton Woods concentra il sistema attorno al dollaro
Nel 1944, mentre la Seconda guerra mondiale non era ancora finita, i rappresentanti di quarantaquattro paesi si riunirono a Bretton Woods, nel New Hampshire, per progettare il nuovo ordine monetario internazionale. Gli Stati Uniti uscivano dalla guerra come la maggiore potenza economica e custodivano gran parte delle riserve auree ufficiali del mondo, affluite nel paese durante i decenni precedenti.
Bretton Woods non restituì ai cittadini il diritto di convertire la moneta in oro. Costruì invece una gerarchia monetaria con il dollaro al centro: le valute nazionali stabilivano il proprio cambio rispetto al dollaro, mentre soltanto governi e banche centrali estere potevano presentare dollari agli Stati Uniti e ricevere oro al prezzo di 35 dollari l’oncia. Il cittadino possedeva valuta nazionale, le banche centrali accumulavano dollari e gli Stati Uniti custodivano l’oro.
Per governare questo ordine nacquero il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo, che sarebbe diventata il nucleo della Banca Mondiale. Il sistema monetario internazionale non si fondava più sull’uso diretto di una moneta scelta per le sue proprietà, ma su rapporti tra istituzioni, cambi stabiliti politicamente e una sola valuta nazionale usata come riserva mondiale.
Questa posizione concedeva agli Stati Uniti un privilegio enorme: potevano emettere la moneta necessaria agli altri paesi per commerciare, regolare i saldi internazionali e costruire le proprie riserve. Al tempo stesso, il commercio e le riserve mondiali dipendevano da un afflusso continuo di dollari: più il sistema internazionale cresceva, più dollari si accumulavano fuori dagli Stati Uniti.

1971: Nixon elimina l’ultimo vincolo con l’oro
Negli anni Sessanta la contraddizione costruita a Bretton Woods arrivò al limite. Ogni dollaro accumulato da una banca centrale estera poteva essere presentato agli Stati Uniti e convertito in oro al prezzo promesso di 35 dollari l’oncia. Più dollari si accumulavano fuori dal paese, più oro gli Stati Uniti avrebbero dovuto consegnare, mentre le loro riserve, per ovvie ragioni, non potevano crescere allo stesso ritmo.
Quando le banche centrali estere iniziarono a esercitare quel diritto, gli Stati Uniti avevano già emesso più dollari di quanti potessero convertirne e non potevano soddisfare tutte le richieste senza esaurire il proprio oro.
Il 15 agosto 1971 Richard Nixon annunciò di aver ordinato al Segretario del Tesoro di sospendere temporaneamente la convertibilità del dollaro in oro o in altri asset di riserva. Nel discorso accusò gli speculatori internazionali di attaccare il dollaro, ma le banche centrali estere stavano esercitando un diritto previsto dal sistema. Furono gli Stati Uniti a non rispettare più l’impegno assunto con chi aveva accettato e accumulato la loro moneta. Le conversioni non crearono la falla: mostrarono che la promessa alla base di Bretton Woods non poteva essere mantenuta.
La sospensione temporanea non venne mai ritirata. Governi e banche centrali estere non poterono più presentare dollari agli Stati Uniti e ricevere l’oro promesso da Bretton Woods. Gli Stati Uniti conservarono il metallo; il resto del mondo rimase con i dollari. Con questa decisione unilaterale, gli Stati Uniti eliminarono l’ultimo vincolo operativo tra moneta e oro. E di fatto si imposero da lì in avanti come potenza economica principale.
Con la fine della convertibilità, il dollaro divenne una moneta interamente fiat e l’ordine monetario costruito attorno ad esso divenne un fiat standard. La parola “fiat” viene dal latino e significa “sia fatto”.
Applicata alla moneta, indica una valuta che non può più essere convertita in un bene scarso e che viene imposta dall’autorità al sistema economico. Lo Stato la emette, la riconosce per legge e pretende che le tasse vengano pagate con quella moneta; stipendi, prezzi, debiti, contratti e conti bancari vengono espressi nella stessa unità, rendendone l’uso necessario per partecipare alla vita economica. La moneta non viene più scelta liberamente per le proprietà che la rendono una buona moneta, ma usata perché l’intera struttura politica, giuridica e bancaria obbliga la società a farlo.

Da uno strumento libero a uno “fiat”
Nel corso dei millenni l’umanità è sempre stata libera di scegliere quale strumento fosse più adatto alla conservazione del proprio valore. L’oro fu il metallo che più si affermò e più fu usato perché era scarso, durevole e riconoscibile; poteva essere diviso e trasportato senza perdere le proprie qualità. Permetteva agli individui il controllo diretto sul proprio potere d’acquisto. In questo capitolo abbiamo visto come nel corso del Novecento questo equilibrio tra uomo e valore, economia e materia, si sia dissolto, per arrivare fino al 1971, in cui simbolicamente si può segnare la nascita della moneta fiat e del fiat standard. Nel prossimo capitolo vedremo le conseguenze di questa perdita. Il sistema che crea e distribuisce la moneta controlla anche i registri in cui viene custodita: favorisce chi si trova vicino ai canali di emissione e può limitare o impedire agli altri l’accesso ai propri risparmi. È il tema di Distribuzione e controllo: la moneta non è uguale per tutti.