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Attacco della chiave inglese da 5 dollari

Il promemoria che nessuna crittografia protegge da chi può minacciarti di persona per farsi consegnare i fondi.

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Il promemoria che nessuna crittografia protegge da chi può minacciarti di persona per farsi consegnare i fondi.

L’espressione viene da una vignetta di xkcd: due esperti immaginano supercomputer e attacchi raffinati per violare una cifratura, mentre un aggressore reale si limita a colpire il proprietario con una chiave inglese da cinque dollari finché non consegna la password. Applicata a Bitcoin, dice una cosa scomoda per chi si concentra solo sugli aspetti tecnici: in autocustodia l’anello più debole raramente è matematico.

La prima difesa non è tecnologica ma di comportamento, e si chiama discrezione. Non dire in giro che possiedi bitcoin, non dire quanti, non dire dove sono custoditi — non sui social, non nei gruppi pubblici, non al bar. La quasi totalità dei casi noti di aggressione a possessori di bitcoin è cominciata da un’informazione che il proprietario stesso aveva reso pubblica.

Poi ci sono impostazioni che rendono la coercizione meno efficace. Una passphrase permette di tenere un wallet “esca” con un saldo modesto e credibile, da mostrare se costretti. Un multi-sig con chiavi in luoghi diversi fa sì che nessun singolo momento di minaccia basti a completare una spesa. Un timelock impone comunque un’attesa. Nessuna di queste è obbligatoria: la protezione va proporzionata a quanto custodisci e a quanto sei visibile, non applicata per riflesso.

Vedi anche: Autocustodia (self-custody), Passphrase, Multi-sig (multifirma), Timelock, Hardware wallet, Seed phrase.

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