Di cosa parla
Friedman non parte da principi morali ma da domande pratiche: che cosa succederebbe se un certo servizio pubblico fosse offerto da imprese private in concorrenza, e funzionerebbe meglio o peggio? Il libro applica questa domanda a casi sempre più radicali.
La prima parte difende la proprietà privata e smonta alcune idee diffuse: che la ricchezza dei ricchi impoverisca i poveri, che i monopoli siano un prodotto del mercato, che il profitto sia sfruttamento.
La seconda è una rassegna di come si potrebbe ridurre lo Stato un pezzo alla volta: vendere le scuole, riformare le università, aprire le frontiere, privatizzare le strade, affrontare l’inquinamento con il mercato. C’è anche un capitolo sul denaro, in cui Friedman sostiene che la domanda giusta non è in quale forma produrre la moneta, ma chi debba produrla, e propone che a farlo siano privati in concorrenza.
La terza parte è la più nota: descrive una società senza Stato in cui polizia, tribunali e perfino le leggi sono forniti da agenzie private, e discute i problemi più difficili, come la stabilità di un sistema del genere e la difesa nazionale.
L’ultima parte è un approfondimento per chi conosce già le idee libertarie, con l’analisi economica del diritto e la politica estera.
Uscito nel 1973 e ampliato nelle edizioni successive, è uno dei testi di riferimento dell’anarco-capitalismo. L’edizione italiana è di Liberilibri.
L’autore
David D. Friedman è un economista e giurista statunitense, nato nel 1945, figlio degli economisti Milton e Rose Friedman. Si è laureato in chimica e fisica a Harvard e ha conseguito il dottorato in fisica teorica all'Università di Chicago, prima di passare all'economia.
Ha insegnato economia e diritto, e dal 2005 al 2017 è stato professore alla facoltà di giurisprudenza della Santa Clara University. Oltre a L'ingranaggio della libertà (1973) ha scritto Hidden Order (1996), Law's Order (2000) e Legal Systems Very Different from Ours (2019), oltre ad alcuni romanzi.