Di cosa parla
Szabo parte da un problema: il denaro che usiamo vale finché ci fidiamo di chi lo emette, e il Novecento è pieno di inflazioni e iperinflazioni che mostrano quanto quella fiducia possa essere mal riposta. I metalli preziosi non avevano questo difetto, perché il loro valore veniva dal costo di estrarli, ma sono scomodi da verificare, rischiosi da trasportare e impossibili da usare per pagare in rete.
Bit Gold prova a ottenere online la stessa scarsità. Un computer risolve un problema di calcolo costoso, la soluzione viene datata da più servizi indipendenti e registrata in un registro distribuito dei titoli di proprietà, e ogni nuova soluzione diventa il punto di partenza della successiva.
La proprietà non dipende dal possesso dei bit, che si possono copiare, ma dalla catena di firme digitali che li lega al loro titolare nel registro.
Szabo è il primo a indicare i limiti della proposta: computer più efficienti potrebbero produrre Bit Gold a costi molto più bassi, e unità create in momenti diversi non varrebbero lo stesso, come oggetti da collezione più che come oro. Per questo immagina intermediari che raccolgano pezzi di valore diverso in unità equivalenti.
Bit Gold non fu mai realizzato. Nel testo Szabo cita RPOW, la variante costruita da Hal Finney, e molti dei suoi elementi, cioè la prova di lavoro, la catena in cui ogni pezzo si appoggia al precedente e il registro distribuito, si ritrovano in Bitcoin, che risolve anche il problema delle unità di valore diverso.
L’autore
Nick Szabo è un informatico, giurista e crittografo statunitense. Si è laureato in informatica all'Università di Washington nel 1989 e in giurisprudenza alla George Washington University Law School.
Negli anni Novanta ha formulato il concetto di smart contract, un contratto le cui clausole sono eseguite da un programma invece che affidate alla fiducia fra le parti. Nel 1998 ha progettato Bit Gold, un sistema di denaro digitale decentralizzato fondato sulla prova di lavoro, che non fu mai realizzato ma che viene considerato uno dei precursori più diretti di Bitcoin; lo ha descritto pubblicamente nel 2005 sul suo blog, Unenumerated.
Nei suoi saggi, come Shelling Out (2002), unisce storia, diritto ed economia per spiegare che cosa rende possibile la fiducia fra estranei. È stato più volte indicato come possibile Satoshi Nakamoto, e lo ha sempre negato.