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A Cypherpunk's Manifesto

Eric Hughes1993

Il manifesto del 1993 in cui Eric Hughes spiega perché la privacy è necessaria in una società aperta e perché i cypherpunk scelgono di difenderla scrivendo software.

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Di cosa parla

Il testo parte da una distinzione: la privacy non è segretezza. Una cosa segreta non si vuole far sapere a nessuno, una cosa privata si vuole far sapere solo a chi si sceglie. La privacy, scrive Hughes, è il potere di rivelarsi al mondo in modo selettivo.

Quando l’identità viene rivelata dal meccanismo stesso di una transazione, questa scelta sparisce. Chi compra un giornale in contanti non deve dire chi è; chi paga in modo elettronico, invece, si rivela sempre. Per questo una società aperta ha bisogno di sistemi di pagamento anonimi, e finora l’unico è stato il contante.

Servono anche la crittografia, per parlare solo con chi si vuole, e le firme digitali, per rivelare la propria identità con certezza quando lo si decide.

Hughes non si aspetta che Stati e grandi organizzazioni concedano la privacy per generosità: chi la vuole deve difenderla da sé, costruendo i sistemi che la rendono possibile. Da qui la frase che è diventata il motto del movimento: «i cypherpunk scrivono codice».

Il manifesto si chiude con l’impegno a pubblicare quel codice perché chiunque possa usarlo, e con l’idea che la privacy, per diffondersi, debba diventare parte di un accordo condiviso fra le persone. Il denaro elettronico è citato fra gli strumenti da costruire, quindici anni prima di Bitcoin.

L’autore

Eric Hughes è un matematico e programmatore statunitense, fra i fondatori del movimento cypherpunk insieme a Timothy C. May e John Gilmore. Fondò e amministrò la mailing list dei cypherpunk, nata nel 1992.

Prima aveva lavorato per breve tempo con DigiCash, l'azienda di David Chaum, e nel 1992 realizzò il primo remailer anonimo del movimento, un servizio che inoltrava la posta elettronica cancellando le tracce del mittente.

A lui si deve la frase «i cypherpunk scrivono codice», che riassume l'idea di difendere la privacy costruendo gli strumenti invece di chiederla per legge.

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