Questa guida esegue la parte operativa del capitolo Il tuo nodo: dal download dell’immagine al momento in cui il nodo ha raggiunto l’ultimo blocco. Serve anche a chi prosegue con Lightning in pratica, perché il nodo Bitcoin sincronizzato è il presupposto del nodo Lightning.
Umbrel è lo strumento preso a esempio, non l’unico modo di tenere un nodo. La guida è di livello avanzato, ma è scritta per chi non lavora abitualmente con il terminale e con i sistemi Linux, e Umbrel è la scelta adatta a questo pubblico: una volta installato si usa interamente dal browser di un altro dispositivo, senza monitor né tastiera collegati alla macchina, e le applicazioni, compreso il nodo, si installano e si aggiornano dal suo app store. È fra le distribuzioni preconfigurate più usate e meglio supportate, e per chi comincia resta il punto d’ingresso più semplice e sicuro: l’immagine contiene già sistema operativo, app store e aggiornamenti, e non c’è niente da configurare a mano. Non è l’unica distribuzione di questo tipo: ci sono anche StartOS, sviluppato da Start9, che vende server già pronti e permette di installarlo su una macchina propria, RaspiBlitz e MyNode. Questa guida non le spiega; il quadro è nel capitolo.
Chi non vuole preparare la macchina da sé può usare Umbrel Home, il dispositivo venduto già assemblato e con umbrelOS installato. Si collegano il cavo ethernet e l’alimentazione, si apre umbrel.local dal browser e si riprende questa guida da «Primo avvio e account», saltando download e scrittura dell’immagine.
Per chi ha competenze tecniche è consigliabile installare il nodo da terminale, senza un sistema preconfigurato. Si può installare Bitcoin Core direttamente sul proprio sistema, verificando firma e impronta del pacchetto come spiega il capitolo, oppure seguire una guida che costruisce il nodo passo passo da riga di comando. RaspiBolt lo fa su un Raspberry Pi con Debian, lavorando via SSH, con Bitcoin Core, un server Electrum e Lightning, ed esclude le scorciatoie basate sulla fiducia in terzi; MiniBolt segue lo stesso approccio su un computer personale con un sistema basato su Debian. La comodità di Umbrel non toglie responsabilità: aggiornamenti, accesso remoto e sicurezza della macchina restano in carico a chi installa.
Prima di cominciare
Il capitolo spiega come scegliere la macchina; questa guida riporta i requisiti minimi di umbrelOS. Sui PC Intel e AMD il sistema chiede un processore a 64 bit con due core, almeno 4 GB di RAM, 8 o più consigliati, e un’unità da almeno 32 GB per il sistema; sul Raspberry Pi serve un Pi 5 o un Pi 4 con un’unità NVMe o USB. umbrelOS non si installa dentro una distribuzione Linux esistente: occupa per intero l’unità su cui viene scritto.
Lo spazio per la catena, l’SSD da 2 TB indicato nel capitolo, cambia posto con la macchina. Sul Raspberry Pi è la stessa unità di sistema, che conserva anche app e file. Sui PC umbrelOS resta sull’unità USB e tiene app e file sui dischi interni, quindi l’SSD va montato dentro la macchina.
| Raspberry Pi | PC Intel o AMD | |
|---|---|---|
| Macchina | Pi 5 o Pi 4 | processore a 64 bit con due core, almeno 4 GB di RAM, 8 o più consigliati |
| Sistema | unità NVMe o USB | unità USB da 32 GB o più |
| Catena, 2 TB | la stessa unità di sistema | un SSD montato dentro la macchina |
Serve inoltre un collegamento via cavo ethernet, l’alimentatore adatto al dispositivo e un secondo computer da cui scrivere l’immagine e aprire il browser.
Scaricare l’immagine giusta
Le immagini stanno su umbrel.com/downloads: la pagina chiede su quale macchina girerà umbrelOS e accompagna passo passo, oppure con See all downloads mostra l’elenco completo. Si scaricano dal browser allo stesso modo da Windows, macOS o Linux. Si sceglie quella della macchina su cui girerà il nodo, non quella del computer da cui si scarica.
- Raspberry Pi 5 o 4:
umbrelos-pi.img.zip, circa 1,3 GB. Fra i due il 5 è quello consigliato, ma il 4 è supportato. - PC Intel o AMD:
umbrelos-amd64.img.xz, circa 1,5 GB. - Macchina virtuale:
umbrelos-amd64-usb-installer.iso, circa 1,8 GB.
La versione stabile è umbrelOS 2.0, uscita il 22 settembre 2026: è quella da scaricare. Rispetto alla 1.7 ogni parte dell’interfaccia ha un aspetto nuovo, dalla schermata iniziale al dock, alle impostazioni, ai file e all’app store. Chi ha già un nodo sulla 1.7 può aggiornare senza rifare l’installazione: l’account diventa quello proprietario e mantiene password e autenticazione a due fattori, ma va rifatto l’accesso, e il primo avvio dopo l’aggiornamento può richiedere un po’ più tempo del solito, mentre umbrelOS prepara la ricerca e l’app Foto.
Verificare il download
Prima di scrivere l’immagine si controlla che il file scaricato coincida con quello rilasciato. Per ogni versione Umbrel pubblica il file SHA256SUMS con l’impronta SHA-256 di ogni immagine: il collegamento si trova fra i download elencati nella pagina della release su github.com/getumbrel/umbrel/releases, e per la 2.0 punta a download.umbrel.com/release/2.0.0/SHA256SUMS. Lo si scarica, si calcola l’impronta del proprio file e la si confronta con la riga corrispondente dell’elenco. Il comando cambia con il sistema operativo del computer e va lanciato dal terminale, aperto nella cartella dei download; nell’esempio il file è l’immagine per Raspberry Pi.
- Windows, dal Prompt dei comandi:
certutil -hashfile umbrelos-pi.img.zip SHA256 - macOS, dal Terminale:
shasum -a 256 umbrelos-pi.img.zip - Linux, dal terminale:
sha256sum umbrelos-pi.img.zip
Le due impronte devono coincidere carattere per carattere. Se non coincidono il file non va scritto: si cancella e si scarica di nuovo. Umbrel accompagna l’elenco con una prova OpenTimestamps, non con una firma a chiave pubblica come quella di Bitcoin Core: il controllo conferma che il file è quello elencato nella release.
Scrivere l’immagine
Lo strumento indicato da Umbrel è balenaEtcher; sul Raspberry Pi va bene anche Raspberry Pi Imager. Entrambi funzionano su Windows, macOS e Linux.
Installare balenaEtcher
Etcher si scarica da etcher.balena.io oppure dalla pagina delle release su github.com/balena-io/etcher/releases, che elenca tutti i pacchetti. Su Windows serve la versione 10 o successiva, su macOS la 10.13 o successiva; su Linux Etcher è distribuito solo per processori Intel e AMD a 64 bit. I nomi dei file seguono la versione, che al 26 settembre 2026 è la 2.1.7.
- Windows: si scarica
balenaEtcher-2.1.7.Setup.exe, lo si apre con un doppio clic e si seguono le istruzioni a schermo. In alternativa si installa dal terminale conwinget install balenaEtcher. - macOS: si scarica il file
.dmgadatto al processore del Mac,balenaEtcher-2.1.7-arm64.dmgper i modelli con chip Apple obalenaEtcher-2.1.7-x64.dmgper quelli Intel. Per saperlo si apre il menu Apple, «Informazioni su questo Mac»: i modelli con chip Apple mostrano la voce «Chip», quelli Intel la voce «Processore». Si apre il file con un doppio clic e si seguono le istruzioni a schermo. - Linux: su Debian e Ubuntu si scarica
balena-etcher_2.1.7_amd64.debe dalla cartella dei download lo si installa consudo apt install ./balena-etcher_2.1.7_amd64.deb; su Fedora si scaricabalena-etcher-2.1.7-1.x86_64.rpme lo si installa consudo yum localinstall balena-etcher-2.1.7-1.x86_64.rpm. Al momento della scrittura il sistema chiede la password di amministratore.
Per ogni sistema la release pubblica anche un elenco SHA256SUMS, con cui il pacchetto di Etcher si verifica come l’immagine di Umbrel.
Installare Raspberry Pi Imager
Imager si scarica da raspberrypi.com/software: un file .exe per Windows e un .dmg per macOS, che si aprono con un doppio clic come quelli di Etcher. Su Ubuntu e Raspberry Pi OS si installa con sudo apt install rpi-imager; sulle altre distribuzioni Linux si scarica l’AppImage e la si rende eseguibile.
Scrivere con Etcher o con Imager
Si collega al computer l’unità di destinazione e si avvia lo strumento. Con Etcher i passaggi sono tre: si seleziona l’immagine scaricata, si seleziona l’unità di destinazione e si avvia con Flash!; a scrittura finita Etcher controlla che i dati copiati siano corretti. Con Raspberry Pi Imager si sceglie il modello in Device, poi in OS la voce Use Custom e il file scaricato, in Storage l’unità di destinazione; la personalizzazione proposta subito dopo si salta con Skip customisation, perché account e impostazioni si creano poi da umbrel.local, e Imager scrive l’immagine.
La destinazione cambia con la macchina. Per il Raspberry Pi si scrive sull’unità NVMe, collegata al computer con un adattatore USB, oppure su un’unità USB; per i PC Intel e AMD su un’unità USB da 32 GB o più, e Umbrel consiglia un SSD USB, anche se una chiavetta di buona qualità funziona. In entrambi i casi l’unità scelta viene sovrascritta per intero: prima di confermare conviene controllare nome e capacità, per non cancellare il disco del computer o un’altra unità collegata. Terminata la scrittura, si espelle l’unità dal computer.
Installare umbrelOS
Sul Raspberry Pi e sui PC non c’è un programma di installazione da lanciare: l’unità appena scritta è già il disco di sistema, e umbrelOS parte da lì a ogni accensione. Solo la macchina virtuale passa da un installer.
- Raspberry Pi: si collega l’unità al Pi e si toglie la scheda microSD, se ce n’è una inserita, altrimenti il Pi può avviarsi da quella. Si collegano il cavo ethernet e poi l’alimentatore ufficiale: il Pi si accende appena riceve corrente. umbrelOS resta su quell’unità insieme ad app e file, e per questo Umbrel sconsiglia la microSD, che si consuma in fretta. Alcuni Pi 5 dei primi lotti richiedono un aggiornamento del bootloader prima di avviarsi da NVMe. Dalla 2.0 il Pi accetta anche dischi USB come spazio esterno.
- PC Intel o AMD: si collegano l’unità USB e il cavo ethernet e si accende. Se la macchina parte dal disco interno, si entra nel BIOS e si mette l’USB come primo dispositivo di avvio, lasciando l’impostazione così. L’unità USB non va più tolta: lì vive umbrelOS, mentre app e file stanno sui dischi interni, e al primo avvio umbrelOS chiede come usarli.
- Macchina virtuale: in Proxmox, VirtualBox, VMware o in un altro programma di virtualizzazione si crea la macchina con almeno 4 GB di RAM, un disco virtuale da 32 GB, firmware EFI, perché con il BIOS legacy l’installer non parte, e scheda di rete in modalità bridge, così la macchina riceve un proprio indirizzo e
umbrel.localrisponde dal computer. Si collega la ISO al lettore CD virtuale, si avvia, nell’installer si sceglie il disco virtuale e si conferma. Terminata l’installazione si spegne la macchina, si stacca la ISO e la si riavvia.
Primo avvio e account
Dopo qualche minuto sul Raspberry Pi, circa cinque sui PC e sulla macchina virtuale, si apre umbrel.local dal browser di un altro dispositivo della stessa rete. La prima schermata chiede di creare l’account che protegge l’accesso all’interfaccia.
Quella password difende il pannello da cui si gestiscono nodo e applicazioni, quindi va scelta lunga e conservata come le altre credenziali importanti. Non è però la chiave dei tuoi bitcoin: la seed del wallet resta una cosa separata, e nessuna schermata di Umbrel deve chiedertela in questa fase.
Se umbrel.local non risponde, il nome può non essere risolto da alcuni router o sistemi operativi: in quel caso si apre l’indirizzo IP che il router ha assegnato al dispositivo.
Installare l’app Bitcoin Node
Dall’app store di Umbrel si installa Bitcoin Node, l’applicazione che esegue Bitcoin Core. Si apre e comincia a scaricare la catena senza altre impostazioni.
L’app store non si ferma a Bitcoin. Umbrel fa della macchina un server personale con centinaia di app per il self-hosting di servizi di ogni tipo: archivio di file e foto, raccolte di film e musica, domotica, filtri per la rete di casa, intelligenza artificiale in locale. Se la macchina nasce per il nodo Bitcoin, conviene installare soltanto le app strettamente necessarie: ogni app in più è software in più che gira accanto al nodo e allarga la superficie di attacco. La base è Bitcoin Node, a cui si aggiungono un server Electrum, l’app Electrs, per collegare i wallet al proprio nodo, e mempool per consultare blocchi e transazioni senza passare da siti di terzi; chi usa Lightning aggiunge Lightning Node.
Alle impostazioni si arriva col tasto destro sull’app, quindi «Impostazioni». Da lì si sceglie quale versione di Bitcoin Core eseguire, se collegarsi alla rete via clearnet, Tor o I2P, quanto traffico in uscita consentire ogni giorno e quanto grande lasciare la mempool. Dalla versione 1.5.0 l’app avvisa se la versione di Bitcoin Core che hai scelto non riceve correzioni di sicurezza. Alla prima installazione non serve toccarle: conviene lasciare le impostazioni predefinite, arrivare in fondo alla sincronizzazione e intervenire dopo, quando il nodo funziona e si sa che cosa si sta cambiando.
Aspettare la sincronizzazione
Il nodo scarica i blocchi dal primo e li verifica uno a uno. È la parte più lunga della procedura, e la sua durata dipende dal disco e dalla connessione: con un SSD e una buona connessione si misura in ore, con un disco lento o una connessione lenta in giorni. L’app mostra la percentuale e l’altezza raggiunta.
Durante questo tempo il nodo non è ancora utilizzabile come fonte per un wallet: le risposte sarebbero parziali. Conviene lasciarlo lavorare senza spegnere la macchina, perché ogni interruzione allunga i tempi, e rimandare il resto a sincronizzazione finita.
Il nodo è pronto quando ha raggiunto l’ultimo blocco prodotto dalla rete e continua ad aggiornarsi da solo mano a mano che ne arrivano di nuovi.
Controllare prima di andare avanti
Tre controlli bastano a dire che il lavoro è finito. L’app Bitcoin Node dichiara la sincronizzazione completa. L’altezza del blocco mostrata dall’app coincide con quella che la rete ha raggiunto, verificabile su un qualsiasi block explorer. Il dispositivo resta raggiungibile su umbrel.local dopo un riavvio, così sai che ripartirà da solo dopo un blackout.
Da qui il percorso continua con Collegare il wallet al proprio nodo, che toglie di mezzo i server di terzi e fa rispondere il tuo nodo.
Se qualcosa non torna
| Che cosa succede | Che cosa controllare |
|---|---|
| Il dispositivo non compare in rete | il cavo ethernet; sul Raspberry Pi, che non sia rimasta inserita una microSD; sui PC, che l’avvio da USB sia attivo nel BIOS |
| La scrittura dell’immagine fallisce o il sistema non parte | rifai la scrittura con l’altro strumento fra balenaEtcher e Raspberry Pi Imager, e verifica di aver scaricato l’immagine della piattaforma giusta |
| La sincronizzazione sembra ferma | guarda l’altezza del blocco invece della percentuale: nei periodi in cui i blocchi contengono molte transazioni la percentuale avanza lentamente anche quando il nodo sta lavorando |
Aggiornamenti e documentazione ufficiale
I passaggi qui descritti sono stati controllati il 26 settembre 2026 sulla documentazione ufficiale di umbrelOS 2.0, dell’app Bitcoin Node, di balenaEtcher e di Raspberry Pi Imager, non su un’installazione di prova. Il 30 ottobre 2026 sono stati ricontrollati la pagina dei download e le note di rilascio dell’app Bitcoin Node 1.5.0, ed è stata eseguita davvero la verifica dell’immagine. La 2.0 ha ridisegnato l’interfaccia: i requisiti, l’indirizzo umbrel.local e le impostazioni dell’app sono quelli verificati dopo il rilascio, ma le schermate che vedi possono differire nei dettagli da come sono descritte qui. La guida viene comunque aggiornata quando cambiano procedure, versioni o schermate. Ultimo aggiornamento: 30 ottobre 2026.
Quando una schermata non corrisponde o esce una nuova versione, il riferimento è la pagina ufficiale di Umbrel con le immagini e le istruzioni di installazione per ogni piattaforma: umbrel.com/downloads. Le novità della 2.0 sono descritte in What’s new in umbrelOS 2.0, nel supporto ufficiale di Umbrel.